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Quali sono le cause della solitudine e dell’isolamento sociale?

Negli articoli precedenti abbiamo visto quali siano le definizioni di solitudine e isolamento sociale, e quale sia il loro effetto sulla nostra salute. Ma è possibile individuarne la causa?

Una combinazione sfavorevole

Solitudine ed isolamento sociali sono esperienze individuali e, nel corso della vita, ognuno le vivrà in maniera diversa. Ciò fa sì che individuare le cause della solitudine e dell’isolamento sociale sia abbastanza difficoltoso. Detto questo, ci sono alcuni temi di fondo che vale la pena sottolineare. 

La solitudine è sempre stata oggetto di forte interesse nel campo della ricerca sociale.  Al giorno d’oggi si ritiene che alcuni fattori predisponenti, come le caratteristiche e circostanze individuali, unite a determinati eventi scatenanti (“triggers”), possano rendere le persone più vulnerabili alla solitudine e/o all’isolamento sociale. 

 In parole semplici, la solitudine e l’isolamento sociale potrebbero essere il risultato di una sfavorevole combinazione tra le nostre predisposizioni individuali, le caratteristiche dell’ambiente che ci circonda e il verificarsi di alcuni avvenimenti scatenanti nella nostra vita.

Le caratteristiche personali…

Le predisposizioni individuali dipendono dalle caratteristiche personali di ognuno di noi: per esempio, il nostro livello di autostima e resilienza, la nostra personalità e il nostro innato bisogno di avere rapporti sociali, che non tutti percepiscono in egual misura. Ricordiamoci che la solitudine è una sensazione soggettiva, ed in quanto tale è fortemente influenzata dalla nostra percezione di noi stessi e, come vedremo, del mondo che ci circonda. Infatti, i nostri pensieri e sentimenti hanno la capacità di modificare il modo in cui noi percepiamo la nostra situazione o interagiamo con gli altri. Altre caratteristiche personali che possono avere un effetto sulla solitudine e/o isolamento sociale comprendono fattori demografici, come l’età o lo stato di salute, o fattori di opportunità come per esempio l’avere o meno un lavoro (che offrirebbe sia possibilità di socializzazione che i mezzi economici per partecipare alla vita sociale), eventuali barriere linguistiche o disponibilità di tempo libero per socializzare. 

…interagiscono con l’ambiente che ci circonda…

Un aspetto che è molto spesso trascurato è quello dell’ambiente che ci circonda, e di come questo possa influenzare la nostra capacità di socializzare con gli altri. In questo caso, col termine ambiente si intende sia l’ambiente fisico che l’ambiente culturale/sociale – in inglese, “social environment”- , cioè le attitudini e i comportamenti collettivi che determinano ciò che viene accettato come la norma dalla comunità. Per esempio, la presenza di un forte stigma nei confronti della solitudine potrebbe rendere ancora più difficile chiedere aiuto ad aprirsi con gli altri, per paura di essere giudicati o incompresi. Aspettative su quali siano i comportamenti ‘normali’ quando si è in pubblico, come per esempio salutare o meno le persone sconosciute che si incrociano camminando in strada, possono bloccare alcune persone dall’approcciarsi agli altri e conoscere nuove persone. 

Anche le caratteristiche fisiche dei luoghi in cui passiamo la nostra vita possono avere un effetto negativo sulla nostra abilità di stringere e mantenere relazioni importanti con gli altri. Pensiamo per esempio ad un gruppo di abitazioni che non sono servite da un’adeguata infrastruttura di trasporti, raggiungibile solo in macchina: come potrebbe un ragazzo di 15 anni a raggiungere, in autonomia, i propri amici? O una persona di qualsiasi età che non abbia la patente o accesso ad una macchina? La loro capacità di incontrarsi con altre persone sarebbe fortemente limitata. Lo stesso si potrebbe dire di quartieri o zone della città che non hanno accesso a parchi o altre zone di verde pubblico dove poter incontrarsi con amici e conoscenti in via del tutto gratuita. Anche vivere in zone con un alto indice di criminalità, sia reale che percepito, potrebbe scoraggiare le persone dal socializzare, magari per paura di essere attaccati una volta usciti di casa, specialmente di sera o di notte.

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…e con quello che accade nelle nostre vite: 

Infine, alcuni avvenimenti che capitano nel corso della vita potrebbero agire da “trigger”, e scatenare un episodio di solitudine e/o isolamento sociale. Mentre alcuni di questi avvenimenti sono indubbiamente negativi, come un lutto, lo scatenarsi di una malattia o una rottura definitiva con persone per noi importanti, altri non lo sono affatto. Infatti, qualsiasi cambiamento importante nella nostra vita ha il potenziale di farci sentire soli, anche solo nei periodi di transizione: trasferirsi in una nuova città per motivi di studio o di lavoro, andare via di casa, diventare genitori o andare in pensione, sono tutti eventi che comportano un cambiamento nelle nostre abitudini quotidiane e sociali, e che, conseguentemente, unite agli altri due fattori descritti sopra, possono contribuire a farci passare periodi in cui ci sentiamo più o meno soli.

Il prossimo articolo si occuperà della relazione tra solitudine e diseguaglianze sociali. Infatti, per chiunque lavori e si interessi del sociale, è fondamentale tenere sempre a mente che le disuguaglianze sociali hanno un forte impatto su tutto, compreso la quantità e la qualità delle relazioni sociali. 

Referenze

Gli studi citati sono ripresi da:

  1. Perlman, D. and Peplau, L. (1984). Loneliness research: A survey of empirical findings. In Peplau, L. A. & Goldston, S. E. (eds.), Preventing the harmful consequences of severe and persistent loneliness (pp. 13-46), Washington
  2. MH Government (2018), A connected society: A strategy for tackling loneliness. London
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Five Ways to Wellbeing

Questa settimana parliamo di benessere mentale e fisico, e dei vari modi in cui possiamo quotidianamente prenderci cura di noi stessi. 

Come dicono gli anglofoni, “there’s no health without mental health”, una frase in rima per porre l’accento sul fatto che la salute mentale è imprescindibile, ed è tanto importante quanto quella fisica. 

Grazie a varie campagne di promozione della salute che si sono susseguite nel tempo, in generale siamo tutti più o meno consapevoli delle cose che dobbiamo fare per prenderci cura del nostro corpo e della nostra salute: non fumare, cercare di fare un po’ di attività fisica, limitarci nel bere alcolici, mangiare sano ed in particolare frutta e verdura. Quest’ultimo punto in particolare è stato ripreso da campagne di promozione della salute internazionali, come per esempio “Five a Day”, che ci esorta a consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno per mantenere un’alimentazione sana e prenderci cura della salute del nostro corpo.

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E la nostra mente? 

Quali sono i “Five a Day” per il nostro benessere mentale? Questa è la domanda che si è posta la New Economics Foundation (NEF) nel 2008. 

Per trovare una risposta, la NEF ha intrapreso un’analisi dell’evidenza scientifica disponibile, il cui risultato sono le “Five Ways to Wellbeing” (per i piú curiosi, potete trovare il report completo qui), cioè cinque modi di prenderci cura del nostro benessere mentale ogni giorno. 

Nel Regno Unito le Five Ways to Wellbeing hanno riscosso molto successo, e sono ampiamente pubblicizzate ed oggetto di grandi campagne di promozione della salute. 

Ma quali sono queste cinque, semplici cose che tutti possiamo facilmente incorporare nel nostro quotidiano? 

  1. Connettersi con altre persone (Connect): Entriamo in contatto con le persone intorno a noi. A casa, a lavoro, con i nostri familiari, amici ed anche i colleghi. Coltiviamo ogni giorno queste relazioni, ci arricchiranno e supporteranno ogni giorno. Non c’è bisogno di vedersi di persona, o intraprendere lunghe ed impegnative conversazioni ogni giorno. Basta anche una telefonata, un messaggio ogni tanto, chattare o vedersi online per tenere a bada la solitudine. Se ci pensiamo bene, anche postare una foto o un messaggio online è un modo di connettersi con gli altri. 
  1. Mantenersi attivi (Be Active): Sui benefici che l’attività fisica ci regala si dovrebbe scrivere un articolo a parte, essendo così tanti! La cosa bella è che per mantenerci attivi non dobbiamo necessariamente “fare sport”, e nemmeno andare in palestra. Infatti, possiamo incorporare l’attivitá fisica nel nostro quotidiano: uscire a fare una passeggiata o una corsetta, o, quando si usa il trasporto pubblico, scendere una o due fermate prima della nostra destinazione e proseguire a piedi. Possiamo stare attivi anche senza uscire di casa! Pulire, riordinare, fare del giardinaggio e persino cucinare (visto che lo si fa spesso in piedi) ci aiutano a muoverci un po’. Si puó mettere una bella canzone e ballare nel bel mezzo del salotto, e anche fare esercizio da seduti qualora il nostro livello di fitness e mobilità non ci permetta di fare attivitá fisica intensa.
  1. Vivere nel momento (Take notice): Questa è forse la meno intuitiva delle Five Ways e si riferisce all’essere sempre presenti a sé stessi. Dobbiamo essere curiosi, osservare quello che ci circonda, fare caso alle piccole cose. Che colore è il cielo oggi? Ci sono ancora le foglie sugli alberi? Di che colore sono? Vivere nel momento non vuol dire stare sempre col naso all’insù o vivere sulle nuvole, al contrario, vuol dire essere sempre presenti a noi stessi e a quello che ci circonda. Esempio pratico: mi sono svegliata tardi e sono in ritardo per andare a lavoro. Sono molto di fretta, ma mi prendo comunque un secondo per guardare il cielo ed accorgermi di quanto intenso sia il suo colore (o grigie le sue nuvole).  Ritagliamoci un momento per noi stessi per riconoscere le emozioni che stiamo provando.  Sono stanca? Preoccupata per qualcosa? Contenta al pensiero di guardare l’ultimo episodio della mia serie preferita? Mi manca una persona? Vivere nel momento ci aiuta a sviluppare le nostre abilità di introspezione, il che  può aiutarci a scegliere quello che vogliamo fare in futuro ed a riorganizzare le nostre priorità.
  1. Continuare ad imparare (Keep Learning): Proviamo a fare qualcosa che non abbiamo mai fatto prima, oppure a riscoprire un hobby o una passione che avevamo dimenticato da tempo. Impariamo una nuova ricetta, o a suonare uno strumento. Ci sono talmente tanti modi di imparare cose nuove! La rete è piena di tutorial su come fare praticamente qualsiasi cosa, per non parlare delle centinaia di corsi disponibili praticamente in ogni ambito: cucina, sartoria, yoga, scultura e tanti altri, sia online che in presenza. Leggiamo un nuovo libro, oppure impegniamoci ad imparare ogni giorno una parola nuova, basta aprire un dizionario!  Chiediamo ad amici e conoscenti di insegnarci qualcosa nella quale loro eccellono. Impariamo la “nostra” storia: sappiamo già come si sono conosciuti i nostri genitori? E i nostri nonni? Conserviamo la nostra memoria ed impariamo da essa.
  1. Donare qualcosa di noi (Give): Facciamo qualcosa di carino per qualcun’altro, amici o sconosciuti. Ringraziamo qualcuno, o semplicemente sorridiamogli quando teniamo la porta aperta per lui o magari gli cediamo il passo. Se abbiamo tempo facciamo volontariato, aiutiamo qualcuno a fare qualcosa, diamo un consiglio ad un amico, insegniamo alle nostre nonne ad usare WhatsApp. Durante la nostra vita accumuliamo talmente tante conoscenze ed insegnamenti che spesso non ci rendiamo conto della ricchezza di cui disponiamo. Condividiamola con gli altri. 
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È probabile che molti di noi già mettano in pratica molte delle “Five ways to Wellbeing” quotidianamente, ma magari lo facciamo in maniera inconsapevole, ed ovviamente va bene lo stesso. A volte però, prenderne coscienza può aiutarci.

 Specialmente in periodi particolari della nostra vita, è importante sforzarsi per connettere con altri, tenerci attivi, vivere nel momento, continuare ad imparare o donare qualcosa di noi.

In questo senso è importante che le Five Ways to Wellbeing siano condivise e conosciute da tutti, proprio come le cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura.  

Conoscerle è molto importante anche per tutti coloro che lavorano nell’ambito delle professioni d’aiuto, in contesti sanitari o sociali, in quanto si trovano nella posizione privilegiata di poter dare consigli a chi magari sta attraversando un periodo difficile della propria vita. 

Bisogna inoltre far passare il messaggio che le Five Ways to Wellbeing affondano le proprie radici nell’evidenza scientifica. In parole povere, non sono semplici consigli che ‘forse’ fanno bene, ma precise indicazioni il cui impatto positivo è legittimato dalla ricerca. 

Referenze

New Economis Foundation (2008), Five ways to Wellbeing, https://neweconomics.org/uploads/files/five-ways-to-wellbeing-1.pdf

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Perchè è importante combattere la solitudine e l’isolamento sociale?

Come già detto nel mio articolo precedente, contrastare l’isolamento non è solo il compito del mondo del sociale e dei diretti interessati, ma è una responsabilità di tutti noi. 

Perché è importante? 

Solitudine ed isolamento sociale sono stati oggetto di molti studi e ricerche, e quanto emerso dovrebbe farci riflettere a lungo sull’importanza di agire in questo campo.

Prima di andare a vedere esattamente quale sia il loro impatto sul nostro benessere, è doveroso specificare che quando si parla delle conseguenze negative della solitudine e dell’isolamento sociale, ci si riferisce sempre a stati di solitudine cronica, o ripetuta nel tempo. 

Sentirsi soli ogni tanto non è un problema, anzi! Essendo la solitudine un’emozione, anche se spiacevole, questa può essere considerata parte dell’esperienza che accomuna ogni essere umano. Ci fa sentire più empatici nei confronti del prossimo, ed il tempo passato da soli, anche solo ad annoiarci, può favorire l’introspezione e la creatività. 

I problemi iniziano quando sentirci soli o avere pochi contatti sociali diventa la norma.

Questo infatti può avere implicazioni di lunga durata sulla nostra salute e il nostro benessere, sia fisico che mentale. A sua volta, ciò indebolisce il tessuto sociale e lavorativo delle nostre comunità.

L’impatto sul nostro corpo…

Sembra incredibile, ma l’impatto che la solitudine cronica può avere sulla nostra salute è comparabile a quello di fumare 15 sigarette al giorno. Inoltre, il sentirsi costantemente soli è stato associato a:

  • Aumento del rischio di malattie cardiovascolari ed ictus;
  • Morte prematura e maggiore mortalità (soprattutto per quanto riguarda; l’isolamento sociale);
  • Disabilità;
  • Aumento dello stress e riduzione delle difese immunitarie

…e sulla nostra mente e atteggiamenti:

L’isolamento sociale e la solitudine possono essere sia una causa che una conseguenza di disagio psichico (la loro relazione non è sempre chiara), e sono state associate a:

  • Depressione e bassa autostima
  • Disturbi del sonno e demenza senile
  • Disturbi della personalità e psicosi 
  • Un maggior rischio di adottare comportamenti ed abitudini negative come fumare o non fare attività fisica

Inoltre, alcuni studi hanno indicato che:

  • Coloro che vivono in situazioni di forte solitudine hanno potenzialmente il doppio del rischio di sviluppare l’Alzheimer rispetto a quanti si sentono meno soli; 
  • Rispetto alla popolazione generale, i pazienti dei servizi di salute mentale tendono ad avere gruppi sociali più ristretti;
  • Le persone che si sentono spesso sole tendono a percepire, ricordarsi o aspettarsi atteggiamenti scortesi o poco amichevoli da parte degli altri.  Questo non fa altro che alimentare un circolo vizioso che rende creare connessioni con gli altri ancora più difficile. 

Tutto questo ha ovviamente un effetto anche sulle nostre comunità e sul nostro tessuto sociale ed economico

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Non solo la solitudine è associata a un peggioramento delle condizioni di salute psico-fisiche, ma, una volta ricoverate in ospedale, le persone senza una rete di supporto intorno a sé tendono a rimanervi più a lungo, in quanto non possono contare sul sostegno di familiari e amici una volta ritornati a casa. Inoltre, alcuni studi hanno evidenziato una correlazione tra il sentirsi soli e l’essere poco produttivi e meno efficienti a lavoro. Quest’ultimo punto è molto importante e ci ricorda che coltivare buone relazioni nel posto di lavoro è essenziale: ogni lavoratore a tempo pieno passa dalle 36 alle 42 ore alla settimana a lavoro, e sono davvero tante da passare in solitudine!

Relazioni sociali come fattori protettivi 

Se essere isolati comporta cosi tanti problemi per il nostro benessere psico-fisico, vuol dire che avere relazioni sociali stabili ci protegge? Ebbene si, sembrerebbe proprio così.

Per esempio, una rete di familiari ed amici ci può dare un senso di appartenenza e di identità condivisa. Inoltre, avere persone intorno a noi vuol dire condividere conoscenze e informazioni di natura pratica, così come consigli e supporto in momenti particolari. 

Parenti ed amici possono aiutarci a superare i normali cambiamenti della vita – pensiamo anche solo al supporto che i neo-nonni possono dare ai neo-genitori – e possono influenzare le nostre scelte in maniera positiva, per esempio convincendoci ad iscriverci in palestra con loro o insistendo perché smettiamo di fumare. 

La prossima settimana parleremo delle cause della solitudine. Nel frattempo, fatemi sapere nei commenti cosa pensate delle implicazioni illustrate in questo articolo. Ne eravate a conoscenza? Cosa vi ha sorpreso maggiormente? 

Referenze

Gli studi citati sono stati ripresi da:

  1. Aiden, H 2016, Isolation and loneliness: An overview of the literature. British Red Cross, London
  2. MH Government (2018), A connected society: A strategy for tackling loneliness. London

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Solitudine e Isolamento Sociale: di cosa stiamo parlando?

Nel Regno Unito ieri si è aperta la “Loneliness Awareness Week”, una settimana per porre l’accento sulla Solitudine, argomento di cui mi sono a lungo occupata per lavoro. Vivendo perennemente sospesa tra i due paesi che ho il privilegio di chiamare “casa”, ho pensato di esplorare il problema della solitudine in Italia, e riflettere sui vari aspetti che rendono essenziale agire ora, tutti insieme, per contrastarla. Ho diviso le mie riflessioni in vari articoli, che pubblicherò settimanalmente. Mi piacerebbe intavolare con voi una discussione a riguardo: la solitudine è un problema che colpisce tutti, parliamone! 

Solitudine e Isolamento Sociale: di cosa stiamo parlando?

Nel corso degli ultimi anni, il contrasto alla solitudine ha avuto un ruolo sempre più prominente nell’ambito della salute pubblica internazionale, tanto che alcuni paesi, come il Regno Unito, hanno addirittura nominato un Ministro per il contrasto alla Solitudine. 

Naturalmente, per tutti coloro che lavorano nell’ambito sociosanitario questa non è una novità: migliaia di operatori sociali combattono ogni giorno per contrastare l’isolamento sociale e la solitudine. È però importante sottolineare come queste problematiche, che portano a conseguenze gravissime, abbiano una natura sistemica; conseguentemente, le soluzioni vanno cercate nell’impegno coordinato dell’intero sistema Paese, dalle più alte Istituzioni Nazionali al singolo individuo. 

In poche parole, “risolvere” questi problemi non è solo importante per – e responsabilità di- Servizi Sociali o Terzo Settorema è compito di tutti

L’importanza di usare definizioni corrette

“Solitudine” e “isolamento sociale” sono termini che vengono frequentemente usati insieme. A volte addirittura in maniera interscambiabile. In realtà però, indicano due cose molto diverse, ed è essenziale capirne le differenze.

Il termine “solitudine” (in inglese, loneliness), si riferisce ad un’emozione o un sentimento negativo e soggettivo legato alla percezione della mancanza o perdita di relazioni sociali. Ci sentiamo soli quando la quantità o la qualità delle relazioni sociali che abbiamo non corrispondono a quelle che vorremmo avere.

L’ isolamento sociale” invece, è una misura quantificabile ed oggettiva del numero di relazioni che intratteniamo o contatti che abbiamo con altre persone, misurabile guardando a quanto spesso un individuo interagisce con altre persone (per esempio quante volte a settimana parla con persone con cui non co-abita)

In altre parole, la solitudine è un’esperienza soggettiva, mentre l’isolamento sociale è misurabile oggettivamente.

Questa distinzione ci permette già di fare due considerazioni, importantissime ai fini della progettazione sociale:

  1. Misurare il livello di solitudine di una comunità è molto complicato, dato che, come visto sopra, si tratta di un sentimento soggettivo che può cambiare col tempo. Questo ha ripercussioni importanti nell’ambito della progettazione:

Come possiamo essere sicuri che un nostro intervento possa davvero migliorare la situazione, data l’oggettiva difficoltà nel misurare il problema che ci prefiggiamo di risolvere?

  1. Non è detto che chi soffre di solitudine sia anche in una situazione di isolamento sociale, o viceversa. Una persona che ha una vita sociale molto attiva, ma che vorrebbe avere relazioni più profonde coi propri conoscenti, potrebbe sentirsi profondamente sola. D’altro canto, altri possono sentirsi bene con se stessi in una situazione di oggettivo isolamento. 

In quanto professionisti del sociale, non sta a noi imporre una specifica visione o individuare il numero ottimale di relazioni sociali che si dovrebbero avere

Il nostro compito è lavorare affinché chiunque si senta in grado ed abbia i mezzi per avere una vita sociale appagante e senta un senso d’appartenenza alla propria comunità.

Ma perchè è importante occuparsi di queste problematiche? Il blog della prossima settimana cercherà di rispondere a questa domanda e parlerà delle implicazioni profondamente negative della solitudine e dell’isolamento sociale.

Referenze: la definizione di Solitudine è stata adattata da Drawing on Perlman, D. & Peplau, L. A. (1981) Toward a Social Psychology of Loneliness. In R.Gilmour & S. Duck (Eds.), Personal Relationships: 3. Relationships in Disorder (pp. 31-56). London:Academic Press

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Progettare il Sociale: Benvenuti

Benvenuti su Progettare il Sociale

Chi lavora nel sociale sa perfettamente che alcune problematiche, per il semplice fatto di essere proprie della condizione umana, hanno poco riguardo nei confronti dei confini territoriali. Questo però, non vuol dire che tali problematiche si presentino ovunque nella stessa maniera. 

Povertà, solitudine, esclusione scolastica, ma anche aspetti positivi quali la solidarietà e coesione all’interno della comunità, o la ricchezza del tessuto sociale, si esprimono necessariamente all’interno di precisi contesti nazionali, regionali e locali, e affondano le proprie radici in determinati contesti storici ed economici. Ciò comporta che l’organizzazione degli attori sociali possa variare notevolmente, ed anche la natura degli interventi e politiche sociali. 

Vivendo sospesa tra il Regno Unito e l’Italia, sono alla costante ricerca ed esplorazione dei punti in comune e di divergenza tra i due Paesi, con l’obiettivo di analizzare le cose con senso critico e prendere il meglio dai due sistemi. 

Ho deciso di aprire questo Blog per creare un’occasione di condivisione per professionisti sociali e non riguardo tematiche importanti per tutti noi.

Strada facendo, vorrei creare una comunità che ci permetta di:

  • Discutere ed approfondire tematiche proprie della sfera sociale, quali le determinanti sociali della salute o le diseguaglianze
  • Condividere tecniche professionali e strumenti di lavoro, come per esempio tecniche di project management o valutazione

Spero vogliate intraprendere con me questo cammino, e non vedo l’ora di discutere insieme. 

Clizia